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2011
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L'antico portiolo degli dei

Qui soggiornò a lungo il famosissimo antropologo Paolo Mantegazza che alla fine decise di trascorrere proprio a San terenzo gli ultimi anni della sua esistenza. Vi morì nel 1910, e descriveva così questi luoghi:

"Il villaggio si adagia in un piccolo seno guardato dal suo pittoresco castello medioevale e chiuso verso Lerici dal magnifico parco di Casa Maccarani, che coi suoi centomila pini e lecci scende fino al mare, offrendo un'ombra misteriosa e fresca anche nelle ore più calde della giornata. Negli orti si innalza qua e là una palma gigantesca, ad indicare la dolcezza del clima".

Il paese di San Terenzo sorge sotto un promontorio, chiamato Falconara (l'antica Fenoclaria), che rappresenta l'estremità occidentale del Golfo di Lerici,.

Il vecchio nome del paese è Portiolo, Portus Dei, ma in epoca successiva assunse il nome di Santo Terencio, in onore del santo Terenzio, che vi approdò fortunosamente a causa di una tempesta.

Le prime citazioni storiche risalgono al periodo in cui il paese dipendeva dalla pieve di Trebiano. Era il 1224.

In epoca Medievale fu noto come sede di un importante Ospitale .

Ritroviamo poi San Terenzo come riferimento commerciale alla fine del 1400 quando, da una fabbrica situata nel paese, la repubblica genovese acquistava mattoni e contemporaneamente la sabbia della sua spiaggia veniva adoperata per il taglio del marmo apuano.

Successivamente, il cartografo Matteo Vinzoni, traccia il paese del '700 come un borgo raccolto quasi completamente fra il Castello, l'attuale Via Trogu e Piazza Drento.

Fra il 1809 e il 1819 San Terenzo fu sede di un comune dell'epoca Napoleonica.

La terra amata da Shelley

Il paese, situato su un tratto di costa fra le due baie cristalline della Venere Azzurra e della Baia Blu, attirò l'attenzione dei romantici inglesi per il colore delle acque e il rosa della sabbia già dal 1800.

Percy Bysshe Shelley vi soggiornò con Mary e proprio qui nacquero pagine indimenticabili della letteratura inglese.

Da San Terenzo Shelley partì con l'Ariel con cui naufragò.

Qualcuno dice che lo spirito del romantico poeta inglese aleggi ancora tra le cale e le punte rocciose di quella Marinella, allora così impervia e pur sempre ancora affascinante.

Anni dopo sarà ancora un inglese, il pittore Arnold Bocklin, a tracciare sulla tela le emozioni pittoriche trasmesse dalla costa, dalle rocce, dalla vegetazione.

"Io abito ancora questa divina baia, leggendo drammi spagnoli, veleggiando e ascoltando la più incantevole musica". Così scriveva da San Terenzo nel 1822 Percy Bysshe Shelley.

La Tana dei Turchi

Sotto lo sperone roccioso su cui posa il castello c'è una piccola grotta naturale, oggi completamente interrata, le cui acque erano una volta di una trasparenza cristallina.

Dalla gente del posto è chiamata "La tana dei Turchi".

La tradizione dice che nel secolo XV vennero una volta i Turchi a predare nel golfo e che, malgrado la presenza del castello, tentarono ugualmente l'assalto a San Terenzo.

I castellani attesero ad armi cariche l'orda barbarica; la fecero avvicinare a tiro sicuro e quando i Turchi stavano già per sbarcare, nel cuore della notte, gli riversarono addosso una tempesta di ferro e fuoco.

Le vele cominciarono a bruciare sinistramente fra le grida selvagge dei Turchi.

Tale energica accoglienza li convinse ad allontanarsi alla svelta a tutto remo, ma alcune scialuppe avevano già toccato terra.

I pirati cercarono ugualmente di depredare la popolazione inseguendola nella sua fuga verso il castello, ma furono respinti dalla guarnigione di guardia al maniero.

Gli scampati per non cadere prigionieri o perire sotto i colpi degli accorsi alla riva tentarono di tornare al mare, per raggiungere a nuoto i loro legni, ma i prodi difensori li inseguirono ancora.

Allora i saraceni ripararono sotto lo sperone roccioso del castello in un angolo morto, per essere al sicuro dai balestrieri, e si rifugiarono in numero di otto nella grotta.

Mal gliene incolse, perché i soldati accorsi, li uccisero e i loro scheletri rimasero nel fondo della tana, insepolti perché infedeli……

.....e là giacciono ancora!


 

Omaggio a San Terenzo
             Andrew Lang (1844-1912)
 
Mid April seemed like some November day,
When through the glassy waters, dull as lead,
Our boat, like shadowy barques that bear the dead,
Slipped down the long shores of the Spezian bay,
Rounded a point, and San Terenzo lay
Before us, that gay village, yellow and red,
The roof that covered Shelley's homeless head,
His house, a place deserted, bleak and gray.
The waves broke on the doorstep; fishermen
Cast their long nets, and drew, and cast again.
Deep in the ilex woods we wandered free,
When suddenly the forest glades were stirred
With waving pinions, and a great sea bird
Flew forth, like Shelley's spirit, to the sea!

 

Metà aprile con l'aria di un giorno di novembre, greve,
quando fendendo le acque vitree, come di piombo esanime,
il nostro battello, simile al tenebroso veliero che traghetta anime,
assecondando la linea del Golfo di La Spezia,
lieve doppiò la punta , e San Terenzo apparve, morbidamente adagiato.
Davanti a noi, questo villaggio giallo e rosso sorridente,
il tetto che offrì riparo allo Spirito Shelley, impertinente,
la sua casa, nera e grigia, un luogo abbandonato.
Le onde s'infrangevano sul gradino d'ingresso, i pescatori
Gettavano la sciabica, la riprendevano, la gettavano ancora.
Ci addentrammo, liberi, nel bosco di lecci deserto
quando inatteso l'intrico creato dai rami prese ad animarsi
di ali ondeggianti, e un grande uccello marino,
forse l'anima di Shelley, si alzò in volo vero il mare aperto.

 

 

 

 

 

 

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