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L'antico portiolo degli dei
Qui
soggiornò a lungo il famosissimo antropologo Paolo
Mantegazza che alla fine decise di trascorrere proprio a
San terenzo gli ultimi anni della sua esistenza. Vi morì
nel 1910, e descriveva così questi luoghi:
"Il
villaggio si adagia in un piccolo seno guardato dal suo
pittoresco castello medioevale e chiuso verso Lerici dal
magnifico parco di Casa Maccarani, che coi suoi
centomila pini e lecci scende fino al mare, offrendo
un'ombra misteriosa e fresca anche nelle ore più calde
della giornata. Negli orti si innalza qua e là una palma
gigantesca, ad indicare la dolcezza del clima".
Il paese
di San Terenzo sorge sotto un promontorio, chiamato
Falconara (l'antica Fenoclaria), che rappresenta
l'estremità occidentale del Golfo di Lerici,.
Il vecchio
nome del paese è Portiolo, Portus Dei, ma in epoca
successiva assunse il nome di Santo Terencio, in onore
del santo Terenzio, che vi approdò fortunosamente a
causa di una tempesta.
Le prime
citazioni storiche risalgono al periodo in cui il paese
dipendeva dalla pieve di Trebiano. Era il 1224.
In epoca
Medievale fu noto come sede di un importante Ospitale .
Ritroviamo
poi San Terenzo come riferimento commerciale alla fine
del 1400 quando, da una fabbrica situata nel paese, la
repubblica genovese acquistava mattoni e
contemporaneamente la sabbia della sua spiaggia veniva
adoperata per il taglio del marmo apuano.
Successivamente, il cartografo Matteo Vinzoni, traccia
il paese del '700 come un borgo raccolto quasi
completamente fra il Castello, l'attuale Via Trogu e
Piazza Drento.
Fra il
1809 e il 1819 San Terenzo fu sede di un comune
dell'epoca Napoleonica.
La
terra amata da Shelley
Il paese,
situato su un tratto di costa fra le due baie
cristalline della Venere Azzurra e della Baia Blu,
attirò l'attenzione dei romantici inglesi per il colore
delle acque e il rosa della sabbia già dal 1800.
Percy
Bysshe Shelley vi soggiornò con Mary e proprio qui
nacquero pagine indimenticabili della letteratura
inglese.
Da San
Terenzo Shelley partì con l'Ariel con cui naufragò.
Qualcuno
dice che lo spirito del romantico poeta inglese aleggi
ancora tra le cale e le punte rocciose di quella
Marinella, allora così impervia e pur sempre ancora
affascinante.
Anni dopo
sarà ancora un inglese, il pittore Arnold Bocklin, a
tracciare sulla tela le emozioni pittoriche trasmesse
dalla costa, dalle rocce, dalla vegetazione.
"Io abito
ancora questa divina baia, leggendo drammi spagnoli,
veleggiando e ascoltando la più incantevole musica".
Così scriveva da San Terenzo nel 1822 Percy Bysshe
Shelley.
La Tana
dei Turchi
Sotto lo
sperone roccioso su cui posa il castello c'è una piccola
grotta naturale, oggi completamente interrata, le cui
acque erano una volta di una trasparenza cristallina.
Dalla
gente del posto è chiamata "La tana dei Turchi".
La
tradizione dice che nel secolo XV vennero una volta i
Turchi a predare nel golfo e che, malgrado la presenza
del castello, tentarono ugualmente l'assalto a San
Terenzo.
I
castellani attesero ad armi cariche l'orda barbarica; la
fecero avvicinare a tiro sicuro e quando i Turchi
stavano già per sbarcare, nel cuore della notte, gli
riversarono addosso una tempesta di ferro e fuoco.
Le vele
cominciarono a bruciare sinistramente fra le grida
selvagge dei Turchi.
Tale
energica accoglienza li convinse ad allontanarsi alla
svelta a tutto remo, ma alcune scialuppe avevano già
toccato terra.
I pirati
cercarono ugualmente di depredare la popolazione
inseguendola nella sua fuga verso il castello, ma furono
respinti dalla guarnigione di guardia al maniero.
Gli
scampati per non cadere prigionieri o perire sotto i
colpi degli accorsi alla riva tentarono di tornare al
mare, per raggiungere a nuoto i loro legni, ma i prodi
difensori li inseguirono ancora.
Allora i
saraceni ripararono sotto lo sperone roccioso del
castello in un angolo morto, per essere al sicuro dai
balestrieri, e si rifugiarono in numero di otto nella
grotta.
Mal gliene
incolse, perché i soldati accorsi, li uccisero e i loro
scheletri rimasero nel fondo della tana, insepolti
perché infedeli……
.....e là
giacciono ancora!
Omaggio a San Terenzo
Andrew Lang (1844-1912)
Mid April seemed like some November day,
When through the glassy waters, dull as lead,
Our boat, like shadowy barques that bear the dead,
Slipped down the long shores of the Spezian bay,
Rounded a point, and San Terenzo lay
Before us, that gay village, yellow and red,
The roof that covered Shelley's homeless head,
His house, a place deserted, bleak and gray.
The waves broke on the doorstep; fishermen
Cast their long nets, and drew, and cast again.
Deep in the ilex woods we wandered free,
When suddenly the forest glades were stirred
With waving pinions, and a great sea bird
Flew forth, like Shelley's spirit, to the sea!
Metà aprile con l'aria di un giorno di novembre, greve,
quando fendendo le acque vitree, come di piombo esanime,
il nostro battello, simile al tenebroso veliero che
traghetta anime,
assecondando la linea del Golfo di La Spezia,
lieve doppiò la punta , e San Terenzo apparve, morbidamente
adagiato.
Davanti a noi, questo villaggio giallo e rosso sorridente,
il tetto che offrì riparo allo Spirito Shelley,
impertinente,
la sua casa, nera e grigia, un luogo abbandonato.
Le onde s'infrangevano sul gradino d'ingresso, i pescatori
Gettavano la sciabica, la riprendevano, la gettavano ancora.
Ci addentrammo, liberi, nel bosco di lecci deserto
quando inatteso l'intrico creato dai rami prese ad animarsi
di ali ondeggianti, e un grande uccello marino,
forse l'anima di Shelley, si alzò in volo vero il mare
aperto. |
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